Del castello di Cachtice oggi restano soltanto poche rovinate pareti,
svettanti sul dorso di una collina disabitata ormai da tempo, di quella
che fu la storica dimora della sanguinaria contessa Bàthory, anche
conosciuta col nome di Elisabetta Bàthory.
Come per ogni storia che
si rispetti le vicende reali legate a questa triste figura sono fuse
alle leggende circolanti circa la sua efferatezza che ormai risulta
davvero difficile agli studiosi scindere i due aspetti.
Nata nel
1560, appartenente alla famiglia Bàthory-Ecsed, i cui i membri non erano
estranei a disturbi di carattere mentale a causa delle loro
inclinazioni incestuose, vantava legami addirittura con la stessa
transilvania; a questo evento, oltre che al sadismo intriso di follia
della donna, si deve la diceria circa la sua discendenza leggendaria dal
famoso conte Dracula.
La giovane contessa all’età di quindici
anni divenne sposa di Ferenc Nàdasdy e da lui condotta a vivere nel
Castello di Sarvar. La contessa Bathory generò quattro figli al marito,
ma oltre a questi si annoverano anche figli illegittimi, nati dalle sue
scappatelle, che a quanto pare erano frequenti, bilanciate in ogni caso
da quelle di Ferenc, il quale si narra venne addirittura ucciso da una
prostituta, alla quale avrebbe rifiutato il pagamento.
Il marito non
fu da meno neanche per quanto riguarda l’indole sadica e dopo aver
insegnato alla moglie alcuni suoi metodi di punizione, insieme
cominciarono a provarle sulle giovani serve, i pretesti erano banali e
le punizioni perpetrate si tramutarono ben presto in deliberate torture.
Con l’aiuto di pochi crudeli fidati tra cui Dorotea Szentes, una
paesana ritenuta essere una strega e ohannes Ugjvary descritto come un
nano storpio, con cui rimpiazzava il marito spesso assente, ella si
abbandonò sempre più al malsano piacere datole dal dolore altrui.
Tra le torture si dice che fosse solita lasciare le ragazze nude nella
neve, oppure bagnarle con dell’acqua ghiacciata, ma tra le più cruente
si annoverano mutilazioni e bruciature in varie parti del corpo.
Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1604, Elisabeth Bathory decise di
trasferirsi nel castello di Cachtice e lì continuò l’opera suggeritagli
dalla sua crudeltà.
Ma vi fu un evento che alimentò maggiormente la sete di sangue della contessa.
Si narra infatti che mentre era impegnata a punire una serva, che le
aveva strappato per sbaglio alcune ciocche di capelli mentre era intenta
a pettinarla, del sangue della sventurata schizzò sulla mano di
Elisabeth Bàthory. Qualche giorno dopo le parve di notare che la sua
pelle, nel punto in cui il sangue si era posato, fosse ritornata più
giovane e bella.
Convinta di aver trovato il segreto della bellezza,
la contessa cominciò a chiamare al castello un gran numero di ragazze
dai villaggi circostanti, le quali venivano solitamente appese a testa
in giù e dalle loro gole tagliate venivano riempite coppe offerte alla
contessa che beveva soddisfatta.
Un altro metodo adottato era quello di fare dei bagni in delle vasche interamente colme di sangue.
Da ciò la supposizione che la Elisabetta Bàthory fosse una vampira.
Che la contessa Bathory fosse una bella donna non vi sono dubbi, almeno
stando ai pittori che ne hanno ritratto l’aspetto.Ma la perfidia della
contessa si spinse oltre: con la fondazione di una scuola per
l’educazione di giovani nobili riuscì ad attirare all’interno del suo
castello di Cachtice un gran numero di ignare vittime, che
sconsideratamente uccise, poiché le famiglie non restarono a guardare –
si dice che le abitudini della contessa Bathory non fossero sconosciute a
certi ambienti. Dunque venne aperta un’inchiesta per volontà dello
stesso re Mattia II d’Austria e Ungheria, i suoi ufficiali inviati al
castello trovarono teste mozzate, corpi mutilati e fanciulle segregate
in attesa di essere uccise; Elisabetta venne incriminata e segregata in
una torre di Cachtice, dove dopo circa tre anni di reclusione morì nel
1614.
Come arrivare a Cachtice
Cachtice è situato nella
regione nord-occidentale della Slovacchia, esattamente nella regione di
Trenčín. Ciò che rimane del castello oggi è soltanto qualche rudere
(poiché l’edificio venne distrutto nel 1708), che guarda dall’alto i
solitari e piccoli paesi di Cachtice e Visnove, nella regione durante i
mesi invernali i collegamenti si fanno difficili per la neve. Eppure ciò
è strano perché il sito non dista tanti km da Bratislava e da Vienna
oltre il confine con l’Austria. Ma la collina su cui sorge la struttura
ha un aspetto quasi tetro, così come i fitti boschi che si estendono ai
suoi piedi. Per raggiungere Cachtice oggi si può viaggiare fino a
Bratislava, Ryanair e Alitalia, sono tra le compagnie con il maggior
numero di voli, e magari affittare un automobile presso il servizio
Europcar fino al sito, la distanza non è molta, oppure servirsi della
linea ferroviaria che fa stazione direttamente a Visnove ai piedi del
castello.
fonte-->
http://enightmare.it/category/europa/page/6
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate
Hoia Baciu è una foresta che si trova al confine settentrionale della
Romania, alla periferia di quel gioiello policulturale che è il comune
di Cluj Napoca, nel cuore della regione della Transilvania, dove il
crescente rifiorire di università e scuole non è stato ancora
sufficientemente in grado di soppiantare dall’immaginario popolare i ben
più celebri castelli stregati, vampiri, non morti, lupi mannari
&co.
La città, che ha dato i natali al re Mattia Corvino,
colui che ebbe l’ardire di fare suo prigioniero il conte Dracula, al
secolo Vlad Tepes, oltre alle strutture didattiche vanta nel proprio
territorio splendide costruzioni gotiche e medievali, statue
rinascimentali, palazzi balocchi e ultima ma non ultima per importanza,
una foresta da brivido che attraverso i secoli sembra aver cambiato
diversi proprietari: dal diavolo, ai fantasmi fino ad arrivare agli
alieni.
La foresta di Hoia Baciu si estende per 250 ettari alla
periferia di Cluj Napoca. Sebbene sia vecchia di oltre due secoli, gli
alberi che la rinverdiscono appaiono alla vista giovani e dagli arbusti
sottili. Anche la sua storia “conosciuta” è relativamente recente e
comincia intorno agli anni sessanta del novecento, quando la foresta ha
goduto di una rapida ribalta per via dei fatti inspiegabili che si
sarebbero verificati. Su tutto ciò che riguarda i secoli precedenti
aleggia una sorta di velo di mistero che gli abitanti non vogliono o non
sono in grado di scalfire. Chi da sempre abita in quelle zone sa che
dentro la foresta non bisogna avventurarsi e tanto basta. “State alla
larga da quella terra, presenze maligne la abitano.” dicevano i nonni ai
propri nipoti, che ancora oggi tramandano alla prole questa buona
abitudine. Qualcuno afferma vi risieda il diavolo in persona, altri che
gli spiriti di centinaia di persone che lì furono torturate la
infestino. Siamo in Transilvania e il folklore, si sa, è quasi
religione. Eppure, qualcosa di veramente inspiegabile ad Hoia Baciu si è
verificato e si verifica tuttora, sono perfino studiosi e biologi ad
essersene interessati. Nella metà del secolo novecento si cominciò a
parlare di sparizioni: sembra che chiunque entrasse nella foresta fosse
destinato a non fare più ritorno alla civiltà. Un episodio su tutti è
considerato il caposaldo dell’aneddotica su Hoia Baciu, quello del
pastore scomparso con appresso il suo gregge di oltre 200 pecore. Per
giorni gli abitanti dei villaggi limitrofi setacciarono l’aria, ma
dell’uomo e dei suoi animali nessuno seppe più nulla.
Un’altra
storia narra di una bambina che sparì nella foresta per poi ricomparire 5
anni dopo fra lo stupore generale, con gli stessi indumenti e senza il
minimo segno di invecchiamento. Fu difficile convincere la piccola che
era stata via da casa per cinque anni: per qualche strano motivo ella
era convinta fossero trascorse appena poche ore.
Un’altra donna
scomparve per diverso tempo per poi ricomparire dopo giorni con in tasca
una moneta del quindicesimo secolo, ignorando di essere stata via per
così tanto tempo.
Le sparizioni avvenute negli anni e le strane
testimonianze hanno spinto la gente a ipotizzare la presenza di un
cancello dimensionale celato nella foresta, che congiungerebbe la nostra
dimensione con chissà quale altro piano.
Se su queste ultime
storie è possibile avanzare qualche lecito dubbio, decisamente più
attendibili risultano le testimonianze dei numerosi esploratori e ghost
hunters che periodicamente visitano la foresta. Una sensazione di
malessere generale attanaglia chi si avventura fra quegli arbusti,
ansia, nausea, capogiri e perfino ustioni sulla pelle. Molte persone
giurano di sentirsi seguite con lo sguardo da misteriose presenze
rannicchiate dietro i cespugli e di udire voci spettrali fra le fronde
degli alberi. Inoltre gli animali sembrano piuttosto amichevoli, come
quel lupo che incrociò un gruppo di turisti e li avrebbe ignorati.
Il biologo Alexander Sift, che dopo aver visitato Hoia Baciu da
giovane fu a sua volta vittima di un malore che lo accompagnò per due
settimane con febbre e ustioni su tutto il corpo, ha trascorso la sua
vita a indagare sui misteri della foresta deciso a far luce su quanto
accadutogli personalmente in sorte. Le foto da lui scattate sono fra le
più incredibili: strani bagliori che spezzano la notte profonda, oggetti
volanti non identificati, umanoidi, sagome dai contorni non definiti e
alberi senza foglie che crescono in spire ovoidali.
Sift ha inoltre
provato a dare una spiegazione scientifica al malessere che colpì lui e
altri poveri sventurati reduci dalla gita ad Hoia Baciu, riscontrando
delle similitudini con un malattia conosciuta come cheratosi Attinica,
una malattia cutanea dovuta ai raggi ultra violetti del sole, ed
effettivamente alcune rilevazioni hanno riscontrato in certe zone una
radioattività superiore a quella prodotta dall’urano naturale.
Come se non bastasse, c’è un punto nella foresta, perfettamente
circolare, dove da sempre non cresce un filo d’erba. Botanici e biologi
di tutto il mondo hanno analizzato quel tratto di terra senza però
riportare nulla di anormale.
Alexander Sift è morto nel 1993, ma
ha scattato circa 60000 foto della foresta nel corso degli anni. Molte
sono andate perdute, tuttavia altri ricercatori come Emil Barnea, Florin
Gheorghe, Casbah Borbath e Adrian Patrut hanno seguito il suo esempio:
ad oggi la foresta può considerarsi uno degli esempi di fenomeno
paranormale meglio documentato esistente nel mondo.
Le foto
raffigurano volti sinistri stagliati nel buio, alberi dalle forme
irregolari, bizzarri umanoidi e una vasta quantità di dischi volanti.
fonte-->
http://enightmare.it/category/europa/page/6
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate





C’è una piccola isola che dista appena qualche miglio dalle coste
meridionali dell’Inghilterra, famosa in tutto il Regno Unito per le sue
bellezze paesaggistiche, le sue spiagge affollate di turisti, i suoi
parchi ben curati, le piacevoli passeggiate nei boschi e le dolci
colline. Ma a dispetto di tutte queste bellezze l’isola di Wight
possiede un suo lato oscuro, infatti è ritenuta essere l’isola con la
maggior concentrazione di fantasmi al mondo. Per gli spiritisti la
spiegazione è semplice è va ricercata direttamente nella terra: secondo
le loro teorie il particolare fenomeno è dovuto ad una concentrazione
di forze, che correndo sottoterra creano delle potenti vibrazioni
magnetiche aumentando sensibilmente il numero di apparizioni. Accade
così che hotels, antichi manieri, abitazioni private, parchi e giardini
siano letteralmente invasi da inquietanti presenze: legionari romani
sembra che difendano ancora gli antichi oppida; contrabbandieri
gozzovigliano all’interno dei pubs; navi fantasma ed i loro sfortunati
marinai cercano ancora di raggiungerne le coste; poltergeist invadono
biblioteche, fari; persino alcuni personaggi di rango vicini alla
famiglia reale sono stati riconosciuti tra i volti che appaiono fulmini
gettando nel panico gli abitanti sempre più rassegnati.
Le storie
riguardanti le apparizioni fecero presto a diffondersi per tutta
l’Inghilterra, attirando sull’isola di Wight il ghost hunter Gay
Baldwyn, il quale iniziò le sue indagini a partire dal 1977, e dopo aver
girato in lungo ed il largo l’isola ed aver intervistato una miriade di
testimoni, pubblicò il suo libro sugli eventi paranormali legati
all’isola, intitolato “The original ghosts of the isle of Wight”. Il
libro andò a ruba e risulta esse ancora molto venduto, ma Baldwyn,
affamato di paranormale continuò ad investigare fino a pubblicare altri
cinque volumi, tutti di notevole successo, catalogando le storie dei
fantasmi presenti sull’isola di Wight e redigendo persino una cartina
geografica su cui annotò i luoghi dei maggiori avvistamenti.
Secondo gli studi condotti da Baldwyn sull’isola di Wight l’apparizione
più angosciante è sicuramente quella dell’omicida Michael Morey.
Arrestato nel 1737 per aver ucciso suo nonno, Michael Morey fu
condannato a morte per impiccagione ed il suo cadavere fu lasciato
appeso fino a marcire completamente a Gallows Hill, proprio davanti allo
“Hare and Houns” pub. Si dice che si aggiri ancora di notte per la
cittadina reggendo in mano un’ascia, probabilmente la stessa con cui
fece a pezzi suo nonno.
Arreton è un piccolissimo centro dotato di
chiesetta e di un antica struttura l’Arreton Manor, il luogo è famoso
per la presenza dello spirito di una giovane ragazza che fu spinta da
una delle finestre dei piani superiori; ella vaga per le sale del
vecchio maniero invocando il nome di sua madre.
Tra i corridoi del
Prior Bay Hotel è invece possibile imbattersi nel fantasma di un’altra
una giovane ragazza mentre corre e grida a chiunque si trovi di fronte
“cosa hai fatto al mio cane?”.
Nell’Oratorio di Santa Caterina, una
bellissima torretta dal tetto a punta che domina la sommità di una
collina nei pressi di Niton, è stato avvistato il fantasma di una
ragazza vestita di bianco.
Queste alcune storie dei fantasmi più
famosi, mentre i luoghi più infestati dell’isola di Wigh sempret
secondo la guida indispensabile di Baldwyn sono Ventnor Botanic Centre e
Knighton George.
Ventnor Botanic Centre, non è sempre stato un
centro botanico, infatti al suo posto sorgeva un tempo l’”Old Royal
Nation Hospital”, un’ospedale con un reparto destinato agli ammalati di
turbercolosi, malattia fino al 1800 mortale. Tra le sue pareti purtroppo
furono innumerevoli i decessi; i dipendenti dell’odierno Ventnor
Botanic Centre affermano di sentire le grida ed i gemiti di tutti gli
sfortunati degenti che la medicina del tempo non seppe salvare. Ma c’è
anche chi testimonia di aver visto uomini e donne in vecchie uniformi da
medici e infermieri aggirarsi tra i giardini della struttura.
Se Wight è l’isola più infestata al mondo, allora Knighton George è il luogo più infestato dell’isola.
La magione fondata nel 1100 circa fu distrutta definitivamente ormai
più di due secoli fa, solo qualche rudere sussiste ancora sotto le
fondazioni di una struttura privata: troppo poco per intuire i caratteri
delle struttura nota solo tramite rarissimi disegni. Knighton George
deve fondamentalmente la sua popolarità al fantasma di Sir Tristram
Dillinghton, il quale caduto in depressione per la morte della moglie si
diede al gioco d’azzardo e strozzato dai debiti pose fine alla sua via
suicidandosi. E qui viene la parte più inquietante della storia, poiché
il suo servo anziché dichiararne la morte decise di legare il cadavere
al suo cavallo e lo portò fino al lago. Ogni anno nella calda notte del 7
luglio, anniversario della morte di Sir Tristram avvenuta nel 1721, si
diffonde tra le campagne di Wight lo scalpiccio furioso di zoccoli e si
intravede nell’oscurità un cavallo galoppare con in sella il cadavere
del suo padrone.
E come se non bastasse dalle polveri delle macerie
della magione si dice riemergano di tanto in tanto le orrende sagome dei
gargoyles che ne decoravano le cornici e le colonne, e che insieme ad
esse l’intera magione, riemergendo dalle nebbie del tempo, ritorni a
vivere fastosa e raccapricciante come una volta la vigilia della notte
di capodanno.
FONTE-->
http://enightmare.it/wight
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate #wight #ISOLAINFESTATA
Quando
si temeva che delle persone defunte potessero ritornare in vita come
dei vampiri venivano praticati dei particolari rituali di sepoltura,
onde evitare che il male potesse risorgere dalla tomba dove era stato
sepolto. Secondo questa credenza tre bambini furono sepolti procurando
ai loro colpi degli evidenti handicap, per evitare che camminassero
ancora con le loro gambe. La singolare scoperta è stata effettuata
durante gli scavi dell’antica fortezza vicino Upper Water, sui Monti
Rodopi in Bulgaria.
Secondo il parere dell’esperto, Ivan Doukov,
il capo del Museo Storico Assenovgrad, in Bulgaria, le gambe dei tre
bambini furono legate durante il rito funebre: il nodo ben stretto
avrebbe impedito a questi poveri malcapitati di potersi rialzare e
camminare sulla terra come dei temibili vampiri. Ma qualora il nodo non
fosse bastato, ad uno dei tre bambini furono direttamente tagliati i
piedi, espediente estremo e brutale, ma secondo le credenze molto
efficace; tutte queste procedure vennero comunque praticate dopo le
morte dei tre individui.
La fortezza dove sono state rinvenute le
tre sepolture fu costruita nei pressi di un villaggio abitato al tempo
della caduta dell’Impero Romano, si tratta quindi di alcuni dei rituali
più antichi contro i vampiri rinvenuto in Europa.
In realtà, spiega
Ivan Dukov, non si riteneva che i bambini fossero dei vampiri, ma i
rituali sono stati condotti proprio per evitare che dei vampiri
potessero sorgere dalle loro salme.
Sono molti gli scheletri che
hanno ricevuto trattamenti simili, scoperti nella regione dei Monti
Rodopi, tra la fortezza presso Upper Water e i gli antichi insediamenti
circostanti. Ma la maggior parte di queste sepolture di vampiri
risalgono al medioevo.
In precedenza sempre nello scorso mese di
ottobre, un’altra sepoltura di vampiro è stata portata alla luce a
Perperikon, antica città della Tracia, che si trova nel sud della
Bulgaria.
Quest’alto numero di sepolture atipiche sono da attribuire alla superstizione del medioevo.
Infatti durante il periodo medievale si riteneva che coloro che erano
stati malvagi in vita e morissero in circostanze insolite e violente,
ritornassero quasi sicuramente come dei vampiri per far del male ai
vivi. Si tratta di antiche tradizioni, alcune delle quali sono vivi
ancora oggi in alcune regione dell’Europa orientale, ha detto
l’archeologo. Cosa possano aver compiuto di tanto malvagio questi tre
bambini è difficile a dirsi, ma le analisi dei resti potrebbero far luce
sulle cause della morte: forse la morte potrebbe essere stata causata
da un’epidemia che infesto la fortezza o in occasione di un attacco
nemico.
Ricordiamo tra l’altro che Monti Rodopi non sono molto
lontani dalla Transilvania, sede del vampiro, o come venivano chiamati
in quella regione strigoi, per eccellenza, Dracula. Inoltre occorre
anche sapere che in queste regioni montagnose e ostili il Cristianesimo
faticò a imporsi definitivamente sulle antiche tradizioni pagane, che
perdurarono, complice anche la lunga dominazione Ottomana, iniziata
durante la seconda metà del XV secolo – Costantinopoli cadde nel 1453 –
ostile al Cristianesimo
FONTE-->
http://enightmare.it/come-si-seppellivano-i-vampiri-schelet…
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate #VAMPIRI
Gli archeologi ritengono di aver trovato la sepoltura di Lillias Adie,
una presunta strega morta in prigione e deposta nel terreno fangoso al
di sotto di una pesantissima lastra di pietra, a Fife in Scozia, per
evitare che potesse risorgere dal suo luogo di riposo eterno.
Storia della strega
La triste storia di Lillias Adie è ben documentata, infatti essa si
verificò in un passato non troppo lontano, appena 310 anni fa, e
rimangono ancora i documenti di quel caso davvero particolare per la
storia di Fife.
Nel piccolo villaggio di Torryburn ad Occidente di
Fife, una donna anziana di nome Lillias Adie venne accusata il 29 agosto
dell’anno 1704 di aver guarito tramite delle doti arcane uno dei suoi
vicini di casa, un certo Jean Nelson.
Convocato davanti ai ministri e
agli anziani nella chiesa Torryburn, la povera vecchia, confusa e
incapace di difendersi adeguatamente dalle accuse Lillias, confessò
davvero di essere una strega. Sostenne anzi, davanti all’intero comitato
di anziani della chiesa dalle facce tristi che aveva incontrato il
diavolo un giorno in un campo di grano e lo aveva accettato come suo
amante e padrone.
La donna terrorizzata raccontò che il diavolo
aveva portato lei e molte altre persone, di cui fece i nomi, in una
selvaggia danza pagana. Secondo Lillias, in quell’occasione una strana
luce ultraterrena di colore blu era apparsa e aveva seguito i ballerini
intorno al campo di grano; i suoi racconti divennero sempre più selvaggi
e furono subito accettati come prova dei suoi rapporti con il Diavolo.
Lillias era, secondo i documenti ufficiali, “morta in carcere e fu
sepolta nel fango tra l’alta e la bassa marea a Torryburn”.
Il
fatto che una presunta strega trovasse sepoltura, anche in un terreno
sconsacrato rappresenta un evento piuttosto insolito, solitamente coloro
che venivano accusati di stregoneria venivano scaricati in delle fosse.
Secondo Louise Yeoman, della BBC, la sepoltura atipica destinata a
Lilias Adie, potrebbe essere dovuta al fatto che la donna si fosse
suicidata: “Durante il XIX secolo i morti suicidi venivano sepolti
secondo questa modalità sulla riva, lontani dalla terra consacrata”. E
infatti, secondo il folklore scozzese, i cadaveri delle persone che
erano morte di una brutta morte, come i suicidi e le persone
giustiziate, avrebbero potuto fare ritorno dall’aldilà per tormentare i
vivi. La stessa convinzione veniva applicata alle streghe; a causa di
questo timore, sulle tombe venivano poste delle lastre di pietra di
dimensioni e peso eccezionali, proprio per evitare che i cadaveri
potessero uscirne e camminare ancora tra i vivi.
Purtroppo la
tomba di Liliad Adie venne profanata nel corso del XIX secolo e parti
dei suoi resti vennero vendute sul mercato antiquario, ma il cranio
della donna arrivò al St Andrews University Museum. In seguito però il
cranio venne trafugato dal museo non è mai stato recuperato.
In
occasione di un programma dal titolo ‘The Walking Dead’, andato in onda
sulla BBC Radio Scotland, i ricercatori hanno cercato di rintracciare il
luogo di sepoltura originario di Lilias, in base alle descrizioni
recuperate in zona e risalenti al XIX secolo.
Durante le indagini
venne portata alla luce la lastra di pietra proprio nei pressi del luogo
dove le antiche informazioni localizzavano il luogo della sepoltura di
Lolias Adie.
L’archeologo Douglas Speirs, che si è occupato del
caso, ha confermato che la lastra non era naturale per la spiaggia, ma
era stata lavorata e messa lì per uno scopo preciso.
“Aveva al
centro una piccolo foro che avrebbe potuto essere scambiato come
‘incastro per un anello di ferro”. Ha detto Louise Yeoman. “Questa,
pensiamo, è la pietra di Lillias, ma è rimasto ancora qualcosa di Lilias
lì?”.
Purtroppo la tomba non è stata ancora scavata e si
attendono ulteriori indagini che possano davvero confermare che quella
era la tomba della strega Lilias Adie.
FONTE-->
http://enightmare.it/trovata-davvero-in-scozia-la-sepoltura…
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate #STREGHE
Nella cittadina di Tisakurt, in Ungheria, Lazio Kronber, locandiere, e
la moglie Susi hanno avuto in sorte una vita veramente triste.
Era
il 1919 e la coppia aveva speso ogni avere per mantenere la locanda
aperta durante la Grande Guerra. Ma a quel punto avevano appena di che
sfamarsi.
A questa si aggiunsero altre disgrazie: la loro unica
figlia era fuggita a Budapest, dove si diceva facesse la vita. Anche il
figlio maggiore Nicholas se n’era andato, all’età di nove anni dopo che
Lazio l’aveva frustato per una bocciatura. Gli altri due figli erano
caduti in guerra.
Sera dopo sera la coppia se ne stava a discutere,
ma i due non riuscivano ad intravedere vie d’uscita alla loro solitaria
disperazione. Giunsero perciò a una sinistra conclusione: uccidere per
profitto.
Gli omicidi vennero scrupolosamente preparati. Lazio
scavò nel bosco un fossato profondo poco meno di due metri, lo riempì di
calce viva, pronto a rispondere, a chi glielo chiedesse, che stava
progettando di costruire una rimessa.
Susi acquistò alla drogheria
del paese un sacchettino marrone di cristalli di stricnina,
ufficialmente per avvelenare i lupi, come disse al negoziante.
Tra
il 1919 e il 1921 dieci persone esalarono l’ultimo respiro nella locanda
dei Kronberg. Per tutti la cena era stata innaffiata da buon vino,
seguito da una bottiglia di un’annata specialissima…corretta con un po’
di stricnina. Via via che il bottino aumentava, la coppia divenne più
prudente. La vittima successiva sarebbe stata l’ultima, quindi la fossa
di calce viva sarebbe stata chiusa per sempre.
L’occasione arrivò
il 14 agosto del 1922. Si trattava di un trentacinquenne grasso e
gioviale, che portava con se’ una borsa così pesante da contenere
certamente delle monete d’oro. Era un venditore affermato alla ricerca
di un buon appezzamento per investirvi i propri soldi.
Quando Susi
preparò la cena e Lazio la servì in tavola, l’ospite insistette che
anche loro si accomodassero con lui. E lo dovevano chiamare Fortunato.
Per tutto il tempo passato allegramente assieme, l’ospite raccontò dei
propri viaggi e tale era la sua simpatia che i Kronberg erano restii ad
ucciderlo; ma andava fatto e alla fine Susi mise in tavola la bottiglia
di vino speciale.
Il loro corpulento ospite esalò l’ultimo respiro
appena vuotato il bicchiere, tra le convulsioni, con le labbra
rovesciate nella tipica smorfia di avvelenamento da stricnina.
Nella stanza di Fortunato i due rovistarono nella valigia e si accorsero
immediatamente di aver avuto ragione. Nella borsa c’era una fortuna in
monete d’oro. Con le mani tremanti, Lazio frugò nelle tasche del
cadavere e notò qualcos’altro: una vecchia foto che lo ritraeva insieme a
Susi.
I due si guardarono negli occhi, pietrificati dall’orrore e
dal dolore. Avevano ucciso il figlio scomparso da tempo. Lasciarono
l’oro dov’era e ritornarono nella sala da pranzo, dove Nicholas giaceva
abbandonato sul tavolo. Scrissero una breve confessione, quindi si
sedettero a tavola con lui. Tre giorni dopo gli abitanti di Tisakurt li
trovarono morti, avvelenati dalla stricnina.
Negli anni seguenti
ben pochi si avventurarono in quella casa. Chi aveva il coraggio di
trascorrervi due o tre notti con la prospettiva di acquistarla veniva
sempre terrorizzato dalla stessa lugubre apparizione: seduti a tavola
tredici individui con abiti degli anni 20, la smorfia oscena
dell’avvelenamento da stricnina disegnata sul volto.
Un’altra guerra
mondiale iniziò e finì, la casa cadde in rovina, ma nessuno osava
trascorrervi una notte o anche solo avvicinarsi. Il 23 settembre del
1980 le fiamme che lambivano il cielo segnalarono che un piromane era al
lavoro. La vecchia locanda fu ridotta in cenere. Nessuno tentò di
cercare il colpevole. Nessuno se ne curò. Tisakurt si era finalmente
liberata della casa degli orrori.
FONTE-->
http://enightmare.it/la-casa-degli-orrori-di-tisakurt
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate #alberghiinfestati #hotelinfestati #alberghifantasmi
Quando si parla di luoghi del Giappone interessati da incredibili
eventi, di potenti energie metafisiche, vengono sempre in mente i pochi e
soliti nomi, già noti a tutti o quasi: il Monte Fuji e l’adiacente
foresta di Aokigahara, ma costituiscono davvero un esiguo numero coloro i
quali sono a conoscenza che nella sua meravigliosa capitale, Tokyo, si
trova uno dei più vociferati ed inquietanti hotel tra i siti che si
occupano di fantasmi e di storie raccapriccianti in tutto il web: questo
luogo è l’Akasaka hotel.
Non immaginatevi una struttura vecchia
di secoli, isolata rispetto al centro abitato, con mura putrescenti e
tetti crollati, poiché Akasaka non è nulla di tutto ciò voi possiate
associare ad una scenografia solitamente teatro di un destabilizzante
incontro col paranormale. Akasaka è in realtà un hotel di fabbrica
moderna con tutti i lussi ed i comforts che un turista richiede ad una
struttura alberghiera della città più tecnologica al mondo. Un hotel dei
giorni nostri, con un ottimo servizio, camere arredate in piacevole
stile moderno, con una buona vista su Tokyo, particolarmente dai piani
alti. Eppure alcuni avventori, durante le ore notturne raccontano di
eventi assai difficili da digerire; alcuni narrano di figure che dritte,
ai piedi dei loro letti, le fissano silenziose per svanire nel nulla
quando viene loro posta una domanda; altri ancora narrano di una specie
di sottile nebbia biancastra che aleggia in modo naturale nella stanza e
che viene poi dissolta dall’impianto di aerazione.
Negli anni il
numero delle testimonianze è salito assumendo forme variegate e più o
meno traumatiche, ma nessuno sa dare una spiegazione, né ricercare la
causa da collegare al fenomeno, ovvero se possa trattarsi di un qualche
suicida lanciatosi da una delle finestre dell’Akasaka, che ancora si
aggira inquieto tra le sue stanze; o se magari possa trattarsi di
reminiscenze, scorie di un lontano passato, quando l’Akasaka non era
ancora stato edificato ed il luogo era adibito ad un differente
utilizzo.
L’elenco degli avvistamenti dunque non termina qui, ed
anzi vi sono ancora dei testimoni che affermano di aver avuto un
contatto più diretto con questa o queste entità, si tratta di una
duplice esperienza che varia in base al sesso del testimone: gli uomini
infatti dicono di sentire come la mano delicata di una donna
accarezzarli mentre dormono; le donne parlano piuttosto di un tocco rude
e spesso anche violento che le fa sussultare sul letto nel cuore della
notte.
Il caso più agghiacciante è fornito da una donna che
racconta di essere stata letteralmente trascinata via dal letto e
scaraventata contro il muro da una forza disumana ed irresistibile; la
poverina in preda ad un panico isterico ha abbandonato l’hotel
nottetempo urlando disperata e non vi ha più fatto ritorno.
Eppure a
dispetto di storie dai tratti irresistibilmente agghiaccianti esiste un
numero ancora maggiore di clienti dell’Akasaka che afferma di aver
trascorso molto più di una notte – alcuni addirittura settimane, se non
mesi – senza che nulla intervenisse a disturbare il loro riposo.
Piuttosto narrano di una gradevole ospitalità e di una altrettanto
gradevole vacanza.
Che dire, non resta che fare i bagagli e
verificare di persona la veridicità delle voci, sperando di gran lunga
di poter far parte dell’ultima categoria di testimoni, naturalmente; o
no?
FONTE-->
http://enightmare.it/akasaka
#lecasedeifantasmi #fantasmi #spettri #mistero #misteri #paura #storiefantasmi #storie #caseinfestate #alberghiinfestati #hotelinfestati #alberghifantasmi