Le case dei fantasmi

Le case dei fantasmi

venerdì 31 luglio 2015

Cachtice, castello di Elisabeth Bàthory


Del castello di Cachtice oggi restano soltanto poche rovinate pareti, svettanti sul dorso di una collina disabitata ormai da tempo, di quella che fu la storica dimora della sanguinaria contessa Bàthory, anche conosciuta col nome di Elisabetta Bàthory.
Come per ogni storia che si rispetti le vicende reali legate a questa triste figura sono fuse alle leggende circolanti circa la sua efferatezza che ormai risulta davvero difficile agli studiosi scindere i due aspetti.

Nata nel 1560, appartenente alla famiglia Bàthory-Ecsed, i cui i membri non erano estranei a disturbi di carattere mentale a causa delle loro inclinazioni incestuose, vantava legami addirittura con la stessa transilvania; a questo evento, oltre che al sadismo intriso di follia della donna, si deve la diceria circa la sua discendenza leggendaria dal famoso conte Dracula.
La giovane contessa all’età di quindici anni divenne sposa di Ferenc Nàdasdy e da lui condotta a vivere nel Castello di Sarvar. La contessa Bathory generò quattro figli al marito, ma oltre a questi si annoverano anche figli illegittimi, nati dalle sue scappatelle, che a quanto pare erano frequenti, bilanciate in ogni caso da quelle di Ferenc, il quale si narra venne addirittura ucciso da una prostituta, alla quale avrebbe rifiutato il pagamento.
Il marito non fu da meno neanche per quanto riguarda l’indole sadica e dopo aver insegnato alla moglie alcuni suoi metodi di punizione, insieme cominciarono a provarle sulle giovani serve, i pretesti erano banali e le punizioni perpetrate si tramutarono ben presto in deliberate torture.
Con l’aiuto di pochi crudeli fidati tra cui Dorotea Szentes, una paesana ritenuta essere una strega e ohannes Ugjvary descritto come un nano storpio, con cui rimpiazzava il marito spesso assente, ella si abbandonò sempre più al malsano piacere datole dal dolore altrui.
Tra le torture si dice che fosse solita lasciare le ragazze nude nella neve, oppure bagnarle con dell’acqua ghiacciata, ma tra le più cruente si annoverano mutilazioni e bruciature in varie parti del corpo.
Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1604, Elisabeth Bathory decise di trasferirsi nel castello di Cachtice e lì continuò l’opera suggeritagli dalla sua crudeltà.
Ma vi fu un evento che alimentò maggiormente la sete di sangue della contessa.

Si narra infatti che mentre era impegnata a punire una serva, che le aveva strappato per sbaglio alcune ciocche di capelli mentre era intenta a pettinarla, del sangue della sventurata schizzò sulla mano di Elisabeth Bàthory. Qualche giorno dopo le parve di notare che la sua pelle, nel punto in cui il sangue si era posato, fosse ritornata più giovane e bella.
Convinta di aver trovato il segreto della bellezza, la contessa cominciò a chiamare al castello un gran numero di ragazze dai villaggi circostanti, le quali venivano solitamente appese a testa in giù e dalle loro gole tagliate venivano riempite coppe offerte alla contessa che beveva soddisfatta.
Un altro metodo adottato era quello di fare dei bagni in delle vasche interamente colme di sangue.
Da ciò la supposizione che la Elisabetta Bàthory fosse una vampira.
Che la contessa Bathory fosse una bella donna non vi sono dubbi, almeno stando ai pittori che ne hanno ritratto l’aspetto.Ma la perfidia della contessa si spinse oltre: con la fondazione di una scuola per l’educazione di giovani nobili riuscì ad attirare all’interno del suo castello di Cachtice un gran numero di ignare vittime, che sconsideratamente uccise, poiché le famiglie non restarono a guardare – si dice che le abitudini della contessa Bathory non fossero sconosciute a certi ambienti. Dunque venne aperta un’inchiesta per volontà dello stesso re Mattia II d’Austria e Ungheria, i suoi ufficiali inviati al castello trovarono teste mozzate, corpi mutilati e fanciulle segregate in attesa di essere uccise; Elisabetta venne incriminata e segregata in una torre di Cachtice, dove dopo circa tre anni di reclusione morì nel 1614.

Come arrivare a Cachtice
Cachtice è situato nella regione nord-occidentale della Slovacchia, esattamente nella regione di Trenčín. Ciò che rimane del castello oggi è soltanto qualche rudere (poiché l’edificio venne distrutto nel 1708), che guarda dall’alto i solitari e piccoli paesi di Cachtice e Visnove, nella regione durante i mesi invernali i collegamenti si fanno difficili per la neve. Eppure ciò è strano perché il sito non dista tanti km da Bratislava e da Vienna oltre il confine con l’Austria. Ma la collina su cui sorge la struttura ha un aspetto quasi tetro, così come i fitti boschi che si estendono ai suoi piedi. Per raggiungere Cachtice oggi si può viaggiare fino a Bratislava, Ryanair e Alitalia, sono tra le compagnie con il maggior numero di voli, e magari affittare un automobile presso il servizio Europcar fino al sito, la distanza non è molta, oppure servirsi della linea ferroviaria che fa stazione direttamente a Visnove ai piedi del castello.
fonte-->http://enightmare.it/category/europa/page/6
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬

giovedì 30 luglio 2015

Hoia Baciu


Hoia Baciu è una foresta che si trova al confine settentrionale della Romania, alla periferia di quel gioiello policulturale che è il comune di Cluj Napoca, nel cuore della regione della Transilvania, dove il crescente rifiorire di università e scuole non è stato ancora sufficientemente in grado di soppiantare dall’immaginario popolare i ben più celebri castelli stregati, vampiri, non morti, lupi mannari &co.
La città, che ha dato i natali al re Mattia Corvino, colui che ebbe l’ardire di fare suo prigioniero il conte Dracula, al secolo Vlad Tepes, oltre alle strutture didattiche vanta nel proprio territorio splendide costruzioni gotiche e medievali, statue rinascimentali, palazzi balocchi e ultima ma non ultima per importanza, una foresta da brivido che attraverso i secoli sembra aver cambiato diversi proprietari: dal diavolo, ai fantasmi fino ad arrivare agli alieni.
La foresta di Hoia Baciu si estende per 250 ettari alla periferia di Cluj Napoca. Sebbene sia vecchia di oltre due secoli, gli alberi che la rinverdiscono appaiono alla vista giovani e dagli arbusti sottili. Anche la sua storia “conosciuta” è relativamente recente e comincia intorno agli anni sessanta del novecento, quando la foresta ha goduto di una rapida ribalta per via dei fatti inspiegabili che si sarebbero verificati. Su tutto ciò che riguarda i secoli precedenti aleggia una sorta di velo di mistero che gli abitanti non vogliono o non sono in grado di scalfire. Chi da sempre abita in quelle zone sa che dentro la foresta non bisogna avventurarsi e tanto basta. “State alla larga da quella terra, presenze maligne la abitano.” dicevano i nonni ai propri nipoti, che ancora oggi tramandano alla prole questa buona abitudine. Qualcuno afferma vi risieda il diavolo in persona, altri che gli spiriti di centinaia di persone che lì furono torturate la infestino. Siamo in Transilvania e il folklore, si sa, è quasi religione. Eppure, qualcosa di veramente inspiegabile ad Hoia Baciu si è verificato e si verifica tuttora, sono perfino studiosi e biologi ad essersene interessati. Nella metà del secolo novecento si cominciò a parlare di sparizioni: sembra che chiunque entrasse nella foresta fosse destinato a non fare più ritorno alla civiltà. Un episodio su tutti è considerato il caposaldo dell’aneddotica su Hoia Baciu, quello del pastore scomparso con appresso il suo gregge di oltre 200 pecore. Per giorni gli abitanti dei villaggi limitrofi setacciarono l’aria, ma dell’uomo e dei suoi animali nessuno seppe più nulla.
Un’altra storia narra di una bambina che sparì nella foresta per poi ricomparire 5 anni dopo fra lo stupore generale, con gli stessi indumenti e senza il minimo segno di invecchiamento. Fu difficile convincere la piccola che era stata via da casa per cinque anni: per qualche strano motivo ella era convinta fossero trascorse appena poche ore.
Un’altra donna scomparve per diverso tempo per poi ricomparire dopo giorni con in tasca una moneta del quindicesimo secolo, ignorando di essere stata via per così tanto tempo.
Le sparizioni avvenute negli anni e le strane testimonianze hanno spinto la gente a ipotizzare la presenza di un cancello dimensionale celato nella foresta, che congiungerebbe la nostra dimensione con chissà quale altro piano.

Se su queste ultime storie è possibile avanzare qualche lecito dubbio, decisamente più attendibili risultano le testimonianze dei numerosi esploratori e ghost hunters che periodicamente visitano la foresta. Una sensazione di malessere generale attanaglia chi si avventura fra quegli arbusti, ansia, nausea, capogiri e perfino ustioni sulla pelle. Molte persone giurano di sentirsi seguite con lo sguardo da misteriose presenze rannicchiate dietro i cespugli e di udire voci spettrali fra le fronde degli alberi. Inoltre gli animali sembrano piuttosto amichevoli, come quel lupo che incrociò un gruppo di turisti e li avrebbe ignorati.
Il biologo Alexander Sift, che dopo aver visitato Hoia Baciu da giovane fu a sua volta vittima di un malore che lo accompagnò per due settimane con febbre e ustioni su tutto il corpo, ha trascorso la sua vita a indagare sui misteri della foresta deciso a far luce su quanto accadutogli personalmente in sorte. Le foto da lui scattate sono fra le più incredibili: strani bagliori che spezzano la notte profonda, oggetti volanti non identificati, umanoidi, sagome dai contorni non definiti e alberi senza foglie che crescono in spire ovoidali.
Sift ha inoltre provato a dare una spiegazione scientifica al malessere che colpì lui e altri poveri sventurati reduci dalla gita ad Hoia Baciu, riscontrando delle similitudini con un malattia conosciuta come cheratosi Attinica, una malattia cutanea dovuta ai raggi ultra violetti del sole, ed effettivamente alcune rilevazioni hanno riscontrato in certe zone una radioattività superiore a quella prodotta dall’urano naturale.

Come se non bastasse, c’è un punto nella foresta, perfettamente circolare, dove da sempre non cresce un filo d’erba. Botanici e biologi di tutto il mondo hanno analizzato quel tratto di terra senza però riportare nulla di anormale.
Alexander Sift è morto nel 1993, ma ha scattato circa 60000 foto della foresta nel corso degli anni. Molte sono andate perdute, tuttavia altri ricercatori come Emil Barnea, Florin Gheorghe, Casbah Borbath e Adrian Patrut hanno seguito il suo esempio: ad oggi la foresta può considerarsi uno degli esempi di fenomeno paranormale meglio documentato esistente nel mondo.
Le foto raffigurano volti sinistri stagliati nel buio, alberi dalle forme irregolari, bizzarri umanoidi e una vasta quantità di dischi volanti.
fonte-->http://enightmare.it/category/europa/page/6
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬

Wight






C’è una piccola isola che dista appena qualche miglio dalle coste meridionali dell’Inghilterra, famosa in tutto il Regno Unito per le sue bellezze paesaggistiche, le sue spiagge affollate di turisti, i suoi parchi ben curati, le piacevoli passeggiate nei boschi e le dolci colline. Ma a dispetto di tutte queste bellezze l’isola di Wight possiede un suo lato oscuro, infatti è ritenuta essere l’isola con la maggior concentrazione di fantasmi al mondo. Per gli spiritisti la spiegazione è semplice è va ricercata direttamente nella terra: secondo le loro teorie il particolare fenomeno è dovuto ad una concentrazione di forze, che correndo sottoterra creano delle potenti vibrazioni magnetiche aumentando sensibilmente il numero di apparizioni. Accade così che hotels, antichi manieri, abitazioni private, parchi e giardini siano letteralmente invasi da inquietanti presenze: legionari romani sembra che difendano ancora gli antichi oppida; contrabbandieri gozzovigliano all’interno dei pubs; navi fantasma ed i loro sfortunati marinai cercano ancora di raggiungerne le coste; poltergeist invadono biblioteche, fari; persino alcuni personaggi di rango vicini alla famiglia reale sono stati riconosciuti tra i volti che appaiono fulmini gettando nel panico gli abitanti sempre più rassegnati.
Le storie riguardanti le apparizioni fecero presto a diffondersi per tutta l’Inghilterra, attirando sull’isola di Wight il ghost hunter Gay Baldwyn, il quale iniziò le sue indagini a partire dal 1977, e dopo aver girato in lungo ed il largo l’isola ed aver intervistato una miriade di testimoni, pubblicò il suo libro sugli eventi paranormali legati all’isola, intitolato “The original ghosts of the isle of Wight”. Il libro andò a ruba e risulta esse ancora molto venduto, ma Baldwyn, affamato di paranormale continuò ad investigare fino a pubblicare altri cinque volumi, tutti di notevole successo, catalogando le storie dei fantasmi presenti sull’isola di Wight e redigendo persino una cartina geografica su cui annotò i luoghi dei maggiori avvistamenti.
Secondo gli studi condotti da Baldwyn sull’isola di Wight l’apparizione più angosciante è sicuramente quella dell’omicida Michael Morey. Arrestato nel 1737 per aver ucciso suo nonno, Michael Morey fu condannato a morte per impiccagione ed il suo cadavere fu lasciato appeso fino a marcire completamente a Gallows Hill, proprio davanti allo “Hare and Houns” pub. Si dice che si aggiri ancora di notte per la cittadina reggendo in mano un’ascia, probabilmente la stessa con cui fece a pezzi suo nonno.
Arreton è un piccolissimo centro dotato di chiesetta e di un antica struttura l’Arreton Manor, il luogo è famoso per la presenza dello spirito di una giovane ragazza che fu spinta da una delle finestre dei piani superiori; ella vaga per le sale del vecchio maniero invocando il nome di sua madre.
Tra i corridoi del Prior Bay Hotel è invece possibile imbattersi nel fantasma di un’altra una giovane ragazza mentre corre e grida a chiunque si trovi di fronte “cosa hai fatto al mio cane?”.
Nell’Oratorio di Santa Caterina, una bellissima torretta dal tetto a punta che domina la sommità di una collina nei pressi di Niton, è stato avvistato il fantasma di una ragazza vestita di bianco.

Queste alcune storie dei fantasmi più famosi, mentre i luoghi più infestati dell’isola di Wigh sempret secondo la guida indispensabile di Baldwyn sono Ventnor Botanic Centre e Knighton George.
Ventnor Botanic Centre, non è sempre stato un centro botanico, infatti al suo posto sorgeva un tempo l’”Old Royal Nation Hospital”, un’ospedale con un reparto destinato agli ammalati di turbercolosi, malattia fino al 1800 mortale. Tra le sue pareti purtroppo furono innumerevoli i decessi; i dipendenti dell’odierno Ventnor Botanic Centre affermano di sentire le grida ed i gemiti di tutti gli sfortunati degenti che la medicina del tempo non seppe salvare. Ma c’è anche chi testimonia di aver visto uomini e donne in vecchie uniformi da medici e infermieri aggirarsi tra i giardini della struttura.
Se Wight è l’isola più infestata al mondo, allora Knighton George è il luogo più infestato dell’isola.

La magione fondata nel 1100 circa fu distrutta definitivamente ormai più di due secoli fa, solo qualche rudere sussiste ancora sotto le fondazioni di una struttura privata: troppo poco per intuire i caratteri delle struttura nota solo tramite rarissimi disegni. Knighton George deve fondamentalmente la sua popolarità al fantasma di Sir Tristram Dillinghton, il quale caduto in depressione per la morte della moglie si diede al gioco d’azzardo e strozzato dai debiti pose fine alla sua via suicidandosi. E qui viene la parte più inquietante della storia, poiché il suo servo anziché dichiararne la morte decise di legare il cadavere al suo cavallo e lo portò fino al lago. Ogni anno nella calda notte del 7 luglio, anniversario della morte di Sir Tristram avvenuta nel 1721, si diffonde tra le campagne di Wight lo scalpiccio furioso di zoccoli e si intravede nell’oscurità un cavallo galoppare con in sella il cadavere del suo padrone.
E come se non bastasse dalle polveri delle macerie della magione si dice riemergano di tanto in tanto le orrende sagome dei gargoyles che ne decoravano le cornici e le colonne, e che insieme ad esse l’intera magione, riemergendo dalle nebbie del tempo, ritorni a vivere fastosa e raccapricciante come una volta la vigilia della notte di capodanno.

FONTE-->http://enightmare.it/wight
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬ ‪#‎wight‬ ‪#‎ISOLAINFESTATA‬

vampiri

Quando si temeva che delle persone defunte potessero ritornare in vita come dei vampiri venivano praticati dei particolari rituali di sepoltura, onde evitare che il male potesse risorgere dalla tomba dove era stato sepolto. Secondo questa credenza tre bambini furono sepolti procurando ai loro colpi degli evidenti handicap, per evitare che camminassero ancora con le loro gambe. La singolare scoperta è stata effettuata durante gli scavi dell’antica fortezza vicino Upper Water, sui Monti Rodopi in Bulgaria.
Secondo il parere dell’esperto, Ivan Doukov, il capo del Museo Storico Assenovgrad, in Bulgaria, le gambe dei tre bambini furono legate durante il rito funebre: il nodo ben stretto avrebbe impedito a questi poveri malcapitati di potersi rialzare e camminare sulla terra come dei temibili vampiri. Ma qualora il nodo non fosse bastato, ad uno dei tre bambini furono direttamente tagliati i piedi, espediente estremo e brutale, ma secondo le credenze molto efficace; tutte queste procedure vennero comunque praticate dopo le morte dei tre individui.
La fortezza dove sono state rinvenute le tre sepolture fu costruita nei pressi di un villaggio abitato al tempo della caduta dell’Impero Romano, si tratta quindi di alcuni dei rituali più antichi contro i vampiri rinvenuto in Europa.
In realtà, spiega Ivan Dukov, non si riteneva che i bambini fossero dei vampiri, ma i rituali sono stati condotti proprio per evitare che dei vampiri potessero sorgere dalle loro salme.

Sono molti gli scheletri che hanno ricevuto trattamenti simili, scoperti nella regione dei Monti Rodopi, tra la fortezza presso Upper Water e i gli antichi insediamenti circostanti. Ma la maggior parte di queste sepolture di vampiri risalgono al medioevo.
In precedenza sempre nello scorso mese di ottobre, un’altra sepoltura di vampiro è stata portata alla luce a Perperikon, antica città della Tracia, che si trova nel sud della Bulgaria.

Quest’alto numero di sepolture atipiche sono da attribuire alla superstizione del medioevo.
Infatti durante il periodo medievale si riteneva che coloro che erano stati malvagi in vita e morissero in circostanze insolite e violente, ritornassero quasi sicuramente come dei vampiri per far del male ai vivi. Si tratta di antiche tradizioni, alcune delle quali sono vivi ancora oggi in alcune regione dell’Europa orientale, ha detto l’archeologo. Cosa possano aver compiuto di tanto malvagio questi tre bambini è difficile a dirsi, ma le analisi dei resti potrebbero far luce sulle cause della morte: forse la morte potrebbe essere stata causata da un’epidemia che infesto la fortezza o in occasione di un attacco nemico.

Ricordiamo tra l’altro che Monti Rodopi non sono molto lontani dalla Transilvania, sede del vampiro, o come venivano chiamati in quella regione strigoi, per eccellenza, Dracula. Inoltre occorre anche sapere che in queste regioni montagnose e ostili il Cristianesimo faticò a imporsi definitivamente sulle antiche tradizioni pagane, che perdurarono, complice anche la lunga dominazione Ottomana, iniziata durante la seconda metà del XV secolo – Costantinopoli cadde nel 1453 – ostile al Cristianesimo
FONTE-->http://enightmare.it/come-si-seppellivano-i-vampiri-schelet…
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬ ‪#‎VAMPIRI‬

Lillias Adie


Gli archeologi ritengono di aver trovato la sepoltura di Lillias Adie, una presunta strega morta in prigione e deposta nel terreno fangoso al di sotto di una pesantissima lastra di pietra, a Fife in Scozia, per evitare che potesse risorgere dal suo luogo di riposo eterno.
Storia della strega

La triste storia di Lillias Adie è ben documentata, infatti essa si verificò in un passato non troppo lontano, appena 310 anni fa, e rimangono ancora i documenti di quel caso davvero particolare per la storia di Fife.
Nel piccolo villaggio di Torryburn ad Occidente di Fife, una donna anziana di nome Lillias Adie venne accusata il 29 agosto dell’anno 1704 di aver guarito tramite delle doti arcane uno dei suoi vicini di casa, un certo Jean Nelson.
Convocato davanti ai ministri e agli anziani nella chiesa Torryburn, la povera vecchia, confusa e incapace di difendersi adeguatamente dalle accuse Lillias, confessò davvero di essere una strega. Sostenne anzi, davanti all’intero comitato di anziani della chiesa dalle facce tristi che aveva incontrato il diavolo un giorno in un campo di grano e lo aveva accettato come suo amante e padrone.
La donna terrorizzata raccontò che il diavolo aveva portato lei e molte altre persone, di cui fece i nomi, in una selvaggia danza pagana. Secondo Lillias, in quell’occasione una strana luce ultraterrena di colore blu era apparsa e aveva seguito i ballerini intorno al campo di grano; i suoi racconti divennero sempre più selvaggi e furono subito accettati come prova dei suoi rapporti con il Diavolo. Lillias era, secondo i documenti ufficiali, “morta in carcere e fu sepolta nel fango tra l’alta e la bassa marea a Torryburn”.

Il fatto che una presunta strega trovasse sepoltura, anche in un terreno sconsacrato rappresenta un evento piuttosto insolito, solitamente coloro che venivano accusati di stregoneria venivano scaricati in delle fosse.
Secondo Louise Yeoman, della BBC, la sepoltura atipica destinata a Lilias Adie, potrebbe essere dovuta al fatto che la donna si fosse suicidata: “Durante il XIX secolo i morti suicidi venivano sepolti secondo questa modalità sulla riva, lontani dalla terra consacrata”. E infatti, secondo il folklore scozzese, i cadaveri delle persone che erano morte di una brutta morte, come i suicidi e le persone giustiziate, avrebbero potuto fare ritorno dall’aldilà per tormentare i vivi. La stessa convinzione veniva applicata alle streghe; a causa di questo timore, sulle tombe venivano poste delle lastre di pietra di dimensioni e peso eccezionali, proprio per evitare che i cadaveri potessero uscirne e camminare ancora tra i vivi.

Purtroppo la tomba di Liliad Adie venne profanata nel corso del XIX secolo e parti dei suoi resti vennero vendute sul mercato antiquario, ma il cranio della donna arrivò al St Andrews University Museum. In seguito però il cranio venne trafugato dal museo non è mai stato recuperato.
In occasione di un programma dal titolo ‘The Walking Dead’, andato in onda sulla BBC Radio Scotland, i ricercatori hanno cercato di rintracciare il luogo di sepoltura originario di Lilias, in base alle descrizioni recuperate in zona e risalenti al XIX secolo.
Durante le indagini venne portata alla luce la lastra di pietra proprio nei pressi del luogo dove le antiche informazioni localizzavano il luogo della sepoltura di Lolias Adie.

L’archeologo Douglas Speirs, che si è occupato del caso, ha confermato che la lastra non era naturale per la spiaggia, ma era stata lavorata e messa lì per uno scopo preciso.
“Aveva al centro una piccolo foro che avrebbe potuto essere scambiato come ‘incastro per un anello di ferro”. Ha detto Louise Yeoman. “Questa, pensiamo, è la pietra di Lillias, ma è rimasto ancora qualcosa di Lilias lì?”.

Purtroppo la tomba non è stata ancora scavata e si attendono ulteriori indagini che possano davvero confermare che quella era la tomba della strega Lilias Adie.
FONTE-->http://enightmare.it/trovata-davvero-in-scozia-la-sepoltura…
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬ ‪#‎STREGHE‬

I fantasmi di Tisakurt:


Nella cittadina di Tisakurt, in Ungheria, Lazio Kronber, locandiere, e la moglie Susi hanno avuto in sorte una vita veramente triste.
Era il 1919 e la coppia aveva speso ogni avere per mantenere la locanda aperta durante la Grande Guerra. Ma a quel punto avevano appena di che sfamarsi.
A questa si aggiunsero altre disgrazie: la loro unica figlia era fuggita a Budapest, dove si diceva facesse la vita. Anche il figlio maggiore Nicholas se n’era andato, all’età di nove anni dopo che Lazio l’aveva frustato per una bocciatura. Gli altri due figli erano caduti in guerra.
Sera dopo sera la coppia se ne stava a discutere, ma i due non riuscivano ad intravedere vie d’uscita alla loro solitaria disperazione. Giunsero perciò a una sinistra conclusione: uccidere per profitto.

Gli omicidi vennero scrupolosamente preparati. Lazio scavò nel bosco un fossato profondo poco meno di due metri, lo riempì di calce viva, pronto a rispondere, a chi glielo chiedesse, che stava progettando di costruire una rimessa.
Susi acquistò alla drogheria del paese un sacchettino marrone di cristalli di stricnina, ufficialmente per avvelenare i lupi, come disse al negoziante.
Tra il 1919 e il 1921 dieci persone esalarono l’ultimo respiro nella locanda dei Kronberg. Per tutti la cena era stata innaffiata da buon vino, seguito da una bottiglia di un’annata specialissima…corretta con un po’ di stricnina. Via via che il bottino aumentava, la coppia divenne più prudente. La vittima successiva sarebbe stata l’ultima, quindi la fossa di calce viva sarebbe stata chiusa per sempre.

L’occasione arrivò il 14 agosto del 1922. Si trattava di un trentacinquenne grasso e gioviale, che portava con se’ una borsa così pesante da contenere certamente delle monete d’oro. Era un venditore affermato alla ricerca di un buon appezzamento per investirvi i propri soldi.
Quando Susi preparò la cena e Lazio la servì in tavola, l’ospite insistette che anche loro si accomodassero con lui. E lo dovevano chiamare Fortunato. Per tutto il tempo passato allegramente assieme, l’ospite raccontò dei propri viaggi e tale era la sua simpatia che i Kronberg erano restii ad ucciderlo; ma andava fatto e alla fine Susi mise in tavola la bottiglia di vino speciale.
Il loro corpulento ospite esalò l’ultimo respiro appena vuotato il bicchiere, tra le convulsioni, con le labbra rovesciate nella tipica smorfia di avvelenamento da stricnina.

Nella stanza di Fortunato i due rovistarono nella valigia e si accorsero immediatamente di aver avuto ragione. Nella borsa c’era una fortuna in monete d’oro. Con le mani tremanti, Lazio frugò nelle tasche del cadavere e notò qualcos’altro: una vecchia foto che lo ritraeva insieme a Susi.
I due si guardarono negli occhi, pietrificati dall’orrore e dal dolore. Avevano ucciso il figlio scomparso da tempo. Lasciarono l’oro dov’era e ritornarono nella sala da pranzo, dove Nicholas giaceva abbandonato sul tavolo. Scrissero una breve confessione, quindi si sedettero a tavola con lui. Tre giorni dopo gli abitanti di Tisakurt li trovarono morti, avvelenati dalla stricnina.

Negli anni seguenti ben pochi si avventurarono in quella casa. Chi aveva il coraggio di trascorrervi due o tre notti con la prospettiva di acquistarla veniva sempre terrorizzato dalla stessa lugubre apparizione: seduti a tavola tredici individui con abiti degli anni 20, la smorfia oscena dell’avvelenamento da stricnina disegnata sul volto.
Un’altra guerra mondiale iniziò e finì, la casa cadde in rovina, ma nessuno osava trascorrervi una notte o anche solo avvicinarsi. Il 23 settembre del 1980 le fiamme che lambivano il cielo segnalarono che un piromane era al lavoro. La vecchia locanda fu ridotta in cenere. Nessuno tentò di cercare il colpevole. Nessuno se ne curò. Tisakurt si era finalmente liberata della casa degli orrori.

FONTE-->http://enightmare.it/la-casa-degli-orrori-di-tisakurt
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬ ‪#‎alberghiinfestati‬ ‪#‎hotelinfestati‬ ‪#‎alberghifantasmi‬

Akasaka


Quando si parla di luoghi del Giappone interessati da incredibili eventi, di potenti energie metafisiche, vengono sempre in mente i pochi e soliti nomi, già noti a tutti o quasi: il Monte Fuji e l’adiacente foresta di Aokigahara, ma costituiscono davvero un esiguo numero coloro i quali sono a conoscenza che nella sua meravigliosa capitale, Tokyo, si trova uno dei più vociferati ed inquietanti hotel tra i siti che si occupano di fantasmi e di storie raccapriccianti in tutto il web: questo luogo è l’Akasaka hotel.
Non immaginatevi una struttura vecchia di secoli, isolata rispetto al centro abitato, con mura putrescenti e tetti crollati, poiché Akasaka non è nulla di tutto ciò voi possiate associare ad una scenografia solitamente teatro di un destabilizzante incontro col paranormale. Akasaka è in realtà un hotel di fabbrica moderna con tutti i lussi ed i comforts che un turista richiede ad una struttura alberghiera della città più tecnologica al mondo. Un hotel dei giorni nostri, con un ottimo servizio, camere arredate in piacevole stile moderno, con una buona vista su Tokyo, particolarmente dai piani alti. Eppure alcuni avventori, durante le ore notturne raccontano di eventi assai difficili da digerire; alcuni narrano di figure che dritte, ai piedi dei loro letti, le fissano silenziose per svanire nel nulla quando viene loro posta una domanda; altri ancora narrano di una specie di sottile nebbia biancastra che aleggia in modo naturale nella stanza e che viene poi dissolta dall’impianto di aerazione.
Negli anni il numero delle testimonianze è salito assumendo forme variegate e più o meno traumatiche, ma nessuno sa dare una spiegazione, né ricercare la causa da collegare al fenomeno, ovvero se possa trattarsi di un qualche suicida lanciatosi da una delle finestre dell’Akasaka, che ancora si aggira inquieto tra le sue stanze; o se magari possa trattarsi di reminiscenze, scorie di un lontano passato, quando l’Akasaka non era ancora stato edificato ed il luogo era adibito ad un differente utilizzo.

L’elenco degli avvistamenti dunque non termina qui, ed anzi vi sono ancora dei testimoni che affermano di aver avuto un contatto più diretto con questa o queste entità, si tratta di una duplice esperienza che varia in base al sesso del testimone: gli uomini infatti dicono di sentire come la mano delicata di una donna accarezzarli mentre dormono; le donne parlano piuttosto di un tocco rude e spesso anche violento che le fa sussultare sul letto nel cuore della notte.
Il caso più agghiacciante è fornito da una donna che racconta di essere stata letteralmente trascinata via dal letto e scaraventata contro il muro da una forza disumana ed irresistibile; la poverina in preda ad un panico isterico ha abbandonato l’hotel nottetempo urlando disperata e non vi ha più fatto ritorno.
Eppure a dispetto di storie dai tratti irresistibilmente agghiaccianti esiste un numero ancora maggiore di clienti dell’Akasaka che afferma di aver trascorso molto più di una notte – alcuni addirittura settimane, se non mesi – senza che nulla intervenisse a disturbare il loro riposo. Piuttosto narrano di una gradevole ospitalità e di una altrettanto gradevole vacanza.
Che dire, non resta che fare i bagagli e verificare di persona la veridicità delle voci, sperando di gran lunga di poter far parte dell’ultima categoria di testimoni, naturalmente; o no?

FONTE-->http://enightmare.it/akasaka
‪#‎lecasedeifantasmi‬ ‪#‎fantasmi‬ ‪#‎spettri‬ ‪#‎mistero‬ ‪#‎misteri‬ ‪#‎paura‬ ‪#‎storiefantasmi‬ ‪#‎storie‬ ‪#‎caseinfestate‬ ‪#‎alberghiinfestati‬ ‪#‎hotelinfestati‬ ‪#‎alberghifantasmi‬