Le case dei fantasmi

Le case dei fantasmi

mercoledì 19 agosto 2015

Il castello Baldoon



Vicino a Glasgow si trova il castello Baldoon: un luogo estremamente romantico, perché dell’edificio restano solo rovine. Due colonne scolpite ne marcano l’ingresso, reso ancora più desolato dall’edera che ricopre le mura.
Nell'antichità fu ritenuto essere uno dei più importanti castelli della regione che appartenne alla famiglia dei Dunbar dal 1530 fino al XVIII secolo: questo fantasma di cui si parla venne reso famoso dal romanziere scozzese Walter Scott nel suo scritto "La sposa di Lammermur". Si tratta di una donna che fu obbligata dalla propria famiglia a lasciare l'uomo di cui era innamorata per maritarsi con David Dunbar cosa che la fece impazzire dal dolore e la portò a pugnalare il marito durante la prima notte da sposata. Le sue apparizioni sono testimoniate sin dal diciasettesimo secolo dove diversi testimoni asseriscono di averla vista aggirarsi per il castello con i vestiti insanguinati nel giorno dell'anniversario della sua morte.
Janet, giovanissima, si era innamorata di lord Archibald Rutheford, un giovane nobile, ma senza denaro. I due si erano fidanzati nonostante il parere contrario della madre di lei, donna fredda e calcolatrice che avrebbe preferito per la figlia un uomo finanziariamente più adatto.
La madre della ragazza era così altezzosa e dura che neppure il marito era in grado di opporlesi e così, davanti alla volontà d’acciaio della donna, di sicuro minacciata e costretta a continue rappresaglie e discussioni, Janet ruppe la promessa fatta al suo amato per andare in sposa a David Dumbar, nipote dell’ex fidanzato, ed erede di Baldoon.
Il matrimonio avvenne il 24 agosto del 1669. Janet era triste e rassegnata alla sua sorte. Dopo la cerimonia ci furono danze e festeggiamenti, un banchetto sontuoso. Poi gli sposi, come era prassi si ritirarono nella stanza da letto per consumare il matrimonio.
Poco dopo però gli invitati udirono urla agghiaccianti provenire dalla stanza nuziale e accorsero per vedere cosa stesse succedendo. Trovarono l’uomo ferito ripetutamente con un coltello e sanguinante mentre Janet, annicchiata in un angolo della stanza mormorava frasi incomprensibili.
Aveva il coltello in mano e il vestito sporco di sangue. Sembrava completamente fuori di sé. Di ciò che diceva si capiva a stento qualcosa tipo… “prendi la tua cara sposa”. L’uomo sopravvisse alle ferite, probabilmente leggere, che Janet gli aveva inferto. Lei però morì nel giro di un mese.
Nelle calde notti d’estate o all’anniversario della morte può capitare di incontrare il suo fantasma disperato, ancora vestito con la camicia da notte insanguinata.
La verità su Janet non è mai stata scoperta, ma nei dintorni di Baldoon Castle le teorie sussurrate sono tre:
- La prima, è che Janet tenti di uccidere David approfittando della prima notte di nozze, e che impazzisca pensando alla vita senza amore che l'attende.
- La seconda suggerisce che Archibald, il fidanzato ripudiato, penetri di soppiatto nella stanza da letto dell'amata, ed accoltelli David per mantenere intatta la purezza della fanciulla che ama.
- La terza, infine, chiama in causa il demonio: Janet non ama David, e non vuole sposarlo. Approfittando del suo dolore, il diavolo le si presenta, e si offre di risolvere la questione per lei a modo suo, ovvio. Janet accetta, e così il Diavolo accoltella David, dissolvendosi nella notte. Janet istintivamente, resasi conto di ciò che sta succedendo dinanzi ai suoi occhi, afferra il coltello per cacciare via il demonio. La visione di morte porterà infine la ragazza alla pazzia.

fonte-->http://www.deabyday.tv/…/Scozia--fantasmi-e-misteri-abitano…
http://fantasmi.esoterya.com/fantasmi-storie-damore-e-di…/…/
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Nascondino da soli

Nascondino da soli è una storia che narra le regole per partecipare ad un gioco terrificante.
La leggenda vuole che si basi su una storia vera, ben nota nella regione di Kansai in Giappone, pubblicata nel luglio 2007 su Mb2.jp.
Le regole sono poche e semplici.
-non lasciate che il gioco duri più di due ore, dopo sarà quasi impossibile vincere;
- dovete giocare quando siete i soli,
- quando vi nascondete restate in silenzio;
- spegnete tutti gli apparecchi elettronici prima di cominciare;
- non guardatevi mai alle spalle quando scappate e non addormentatevi per nessuna ragione al mondo.

Ecco quello che vi serve:
- un peluche che abbia entrambe le gambe e le braccia;
- riso (abbastanza per riempire il peluche);
- qualcosa che provenga dal vostro corpo (un pezzo di unghia o un capello);
- ago da cucito;
- del filo rosso;
- un coltello
- una tazza di acqua salata o il sake giapponese;
- - prepararsi psicologicamente, si potrebbe morire.

Date un nome al vostro animale di pezza, che non sia il vostro stesso nome. Chiamiamolo Bob. Apritelo in due col coltello e rimuovetene l'imbottitura, sostituendola col riso. Nascondete all'interno anche il tagliaunghie: i nuovi visceri del giocattolo dovranno essere ricuciti col filo rosso. Passate il filo rosso lungo tutto il tessuto reciso, più e più volte.
Attendete le 3:00. Al terzo rintocco portate Bob in bagno e poggiatelo sul bordo della vasca, mentre riempite quest'ultima per metà. Prendete il peluche e tenetelo con forza tra le mani, fissatelo nei suoi occhi vitrei ed urlate con quanto fiato avete in gola, per tre volte:
"A questo giro io starò sotto!"
Alla fine del terzo grido lanciate Bob in acqua, uscite dal bagno e richiudetevi la porta alle spalle. Spegnete tutte le luci di casa. Potete lasciare la televisione accesa, ma solo su un canale statico.

Se siete veramente fan di The Ring, questa è la chance per morire proprio come nel film!!
Ora trovate un muro che farà da tana, contante fino a 10, con calma, lentamente. Quando avete finito, aprite gli occhi ed afferrate il coltello.
Il gioco è appena iniziato.
Tornate nel bagno e cercate Bob nell'acqua della vasca. Afferratelo con una mano ed esclamate:
Ti ho trovato Bob!
Ora pugnalatelo al petto, e ponete così fine al vostro turno.

... Ora tocca a lui...
Lasciate cadere il peluche in acqua o sul pavimento, ma badate che il coltello sia ancora conficcato dentro il suo corpo inanimato.
Ora dite:
È il tuo turno Bob!

Nota: la parola "it" nel nascondino giapponese, sarebbe "oni". Ossia demone. Questo renderà la seconda parte del gioco più terrificante.
Ora, dovrete dire "Now Mister Bob is it".
Scappate. Richiudetevi di nuovo la porta alle spalle e fuggite via. Recuperate la tazza d'acqua salata e portatela con voi. Attenti a non rovesciarne il contenuto. PER NESSUN MOTIVO AL MONDO!!!
In casa ci sono sempre buoni posti in cui nascondersi, sopratutto sotto un letto o dentro un armadio. Qualsiasi sia la vostra scelta, due sono le cose importanti: avere sempre la tazza d'acqua salata con sé e non uscire dal nascondiglio per nessuna ragione al mondo.
Non fate rumore, il vostro respiro deve essere il più debole possibile, non fatevi prendere dal panico. Lì fuori succederà di tutto.
Passi leggeri si muoveranno per tutta la casa, il vostro cane comincerà ad abbagliare furiosamente, oggetti anche pesanti verranno spostati con rumori sordi, sentirete freddo, tanto freddo, ed un odore nauseabondo permeerà l'aria, tanto da farvi quasi vomitare. Forse vi sentirete anche toccare da mani invisibili, ed a volte queste stesse mani eteree vi strattoneranno con forza. Non abbandonate il vostro nascondiglio, finché non giungerà infine l'alba.
Sorseggiate l'acqua salata, ma assolutamente non bevetela. Tenetela in bocca più che potete e dirigetevi velocemente in bagno.
Cercate Bob.
Non è detto che sia dove l'avete lasciato.
Se non c'è, o c'è solo il coltello, cercate per tutta casa.
Trovatelo. Ad ogni costo.
Appena lo troverete, avvicinatevi e sputategli addosso per tre volte di seguito l'acqua salata che permea le vostre guance. Traete un respiro profondo ed esultate:
Ho vinto io, Bob!
Afferrate Bob e dategli fuoco.La cosa importante è che restiate a fissare il guizzo delle fiamme generate dal suo corpo senza vita fino alla fine, finché del vostro amico peloso non resteranno che cenere e fumo.
Ora avete vinto.
Bob però potrebbe avercela a male con voi. Nelle settimane successive potreste udire voci sommesse provenire dal vostro nascondiglio, e qualcosa potrebbe venire a sfiorarvi la pelle mentre dormite.

Ultima cosa, non giocate quando c'è qualcun'altro in casa! Potrebbero essere trovati loro e succedergli qualcosa di terribile.
Tanti diranno che è una cavolata ma prima di dirlo provate a farlo...
https://www.youtube.com/watch?v=slkCE5xIgGk
Fonte-->http://it.creepypasta.wikia.com/wi…/Nascondino_%22da_soli%22
isprazione la bottega del mistero

http://yumenikki.forumfree.it/?t=66087995

La signora Ottavia Hatcher aveva appena dato alla luce il suo primo figlio, Jacob, quando fu colpita da una misteriosa malattia nel gennaio del 1891.
Poichè il suo bambino morì poco tempo dopo la nascita, la gente del posto credeva che Ottavia avesse cominciato a soffrire di depressione. La depressione tramutò in qualcosa di peggiore, uno stato simile al coma. I medici alla fine non riuscirono a trovare una cura per questa malattia e Ottavia morì il 2 maggio dello stesso anno, o almeno così credevano. Dopo alcuni giorni dal suo funerale, molte persone in città cominciarono ad accusare sintomi molto simili a quelli della povera donna e portò alcune persone in uno stato simile al sonno profondo. Il medico della città realizzò con orrore di aver sbagliato nella diagnosi di Ottavia e si rese conto che era probabilmente stata sepolta viva. Il medico ordinò immediatamente che il suo corpo fosse riesumato. Con orrore, coloro che dissotterrarono la bara scoprirono che la morte della donna fu causata evidentemente da asfissia. C'erano segni di graffi sul coperchio, segno che Ottavia aveva tentato di fuggire.
La signora Hatcher venne nuovamente sepolta nella stessa tomba di famiglia. Ad oggi, ci sono storie di un'apparizione nebbiosa intorno alla sua tomba e gli abitanti raccontano che sentono spesso un pianto di donna nella zona vicino alla tomba di Ottavia durante la notte.
Oggi, nel museo del Kentucky, si trova una statua edificata in onore di Octavia Hatcher.

lunedì 10 agosto 2015

LA STORIA DELLE DUE GEMELLINE

John e Florence Pollock conducevano una vita familiare tranquilla, crescendo le loro due figlie Jacqueline, di 6 anni, e Joanna, di 11.
Questa immagine di famiglia perfetta è stata distrutta il 5 maggio 1957, quando le bambine e un amico di famiglia, Anthony Layden, sono stati tragicamente investiti da una macchina.

Erano diretti verso la chiesa quando il conducente dell’auto ha perso il controllo. Tutti e tre sono morti al momento dell'impatto.
Sia John e Florence erano comprensibilmente distrutti da questo tragico evento, ma si aggrappavano alla speranza che un giorno sarebbero stati benedetti con la nascita di un altro bambino.
Le loro preghiere furono esaudite molto prima di quanto avessero immaginato: un anno dopo Florence era di nuovo incinta.
Il 4 Ottobre 1958 nacquero Gillian e Jennifer, due gemelle.
John notò immediatamente che Jennifer aveva una strana linea bianca sulla fronte, identica alla cicatrice che la povera sorellina Jaqueline si provocò dopo una caduta in bicicletta. Quando controllò la gamba dell’altra bambina invece trovò una voglia identica a quella di Joanna.
Quando le bambine raggiunsero l'età di tre mesi, John e Florence decisero di trasferirsi a Whitley Bay e non tornarono a Hexam fino a quando le gemelle avevano quasi quattro anni.
Mentre la famiglia stava guidando per raggiungere Hexam, le bimbe iniziarono a identificare punti di riferimento che non avevano mai visto prima. Quando passarono davanti alla scuola delle sorelline morte dissero che quella era la “loro scuola”.
I genitori hanno cominciato allora a far vedere i vecchi giochi di Jacqueline e Joanna alle gemelle. Sorprendentemente, loro sono state in grado di nominare correttamente ogni orsacchiotto e il nome della vecchia bambola.
Successivamente Florence iniziò a notare nelle figlie comportamenti piuttosto sinistri. In uno di questi giochi Jennifer colpiva la testa della sorella Gillian.
Chiesta motivazione di tale gesto, Gillian tranquillamente rispose che Jennifer le aveva detto che il sangue usciva dagli occhi perché era in quel punto che la macchina l’aveva colpita.
Qualche tempo dopo le ragazze furono colpite da frenesia isterica mentre stavano passando accanto a una macchina parcheggiata con il suo motore al minimo. Improvvisamente urlarono a squarciagola "La macchina! Sta venendo a prenderci."
John e Florence non menzionarono mai alle gemelle della tragedia delle sorelline morte fino a quando non furono molto più grandi.
Quando le gemelle compirono cinque anni i loro ricordi strani svanirono da un giorno all'altro.

sabato 8 agosto 2015

Fort Mifflin

Fort Mifflin è conosciuto come il Forte che ha salvato l'America. Si tratta di un titolo molto meritevole. E' stato costruito dagli inglesi nel 1771, ed è il sito del più grande bombardamento del nordamerica.
Ha tenuto fuori combattimento gli inglesi giusto il tempo necessario per il generale George Washington di raggiungere Valley Forge. Migliaia di cannoni bombardarono il Forte per un periodo di 5 giorni.
Essendo qui avvenuta una battaglia sanguinosa, molti sono i racconti di fantasmi riguardo a questo luogo dove la morte è stata protagonista.
Uno di questi riguarda la storia della "Donna che grida". Lei è Elizabeth Pratt. La donna visse negli alloggi del Delegato con il marito e la famiglia. La figlia più giovane voleva sposare un soldato semplice, che all'epoca era considerato un matrimonio poco vantaggioso. Madre e figlia discussero moltissimo al riguardo e sfortunatamente, poco tempo dopo, la figlia morì di febbre tifoide. Elizabeth, sconvolta e rammaricata del fatto di non essersi mai riconciliata con la figlia, salì al secondo piano dell’edificio e si gettò dal balcone, urlando di dolore per la sua perdita. Ad oggi, nonostante siano passati secoli, molti addetti del personale e i visitatori del forte hanno sentito improvvisamente una donna urlare. Persino la polizia di Philadelphia venne chiamata sul posto nel timore che un omicidio era stato commesso a causa delle segnalazioni dell’urlo straziante di una donna. Quando arrivarono sul posto non trovarono nulla che potesse essere ricondotto a quella misteriosa segnalazione.

venerdì 7 agosto 2015

PARALISI DEL SONNO


I medici la chiamano sleep paralysis, la paralisi del sonno. E’ quella strana sensazione di svegliarsi nel letto, aprire gli occhi ma non essere in grado di muoversi nè parlare. Il fenomeno, che si verifica quando una persona si sveglia nel bel mezzo della fase REM del sonno, solitamente scompare in uno due minuti, ma in alcuni individui è molto più lungo.
Cosa succede a queste persone mentre si trovano in questo stato intermedio? Molti riferiscono di aver avuto una serie di visioni inquietanti, come la sensazione che qualcuno li stesse osservando o che ci fosse un’entità sopra il letto, accanto a loro: figure indistinte, ma anche demoni e fantasmi.
Allucinazioni o entità reali? Gli psicologi affermano che si tratti di fenomeni della mente, ma c’è chi le ritiene vere e propri apparizioni paranormali.

giovedì 6 agosto 2015

Poveglia










Una storia di fantasmi, benché più immediatamente attraente per il pubblico, spesso non è onesta al pari di una dove vengono esposti fatti nudi e crudi. Ma quando i fatti sono relativi all’isola di Poveglia, possiamo star certi che saranno accattivanti allo stesso modo, per i “credenti” quanto per gli scettici.
L’isola di Poveglia si trova a sud della costa di Venezia, lungo il canal Orfano, in quel tratto della laguna fra la serenissima e il porto di Malamocco.
Ad oggi è un isola disabitata, non aperta al turismo e abbandonata all’erosione che ne riduce ogni giorno di più i confini. Ma non sempre è stato così: storicamente questo piccolo lembo di terra ora immerso nell’oblio, ha vissuto i suoi giorni di gloria a partire dal secolo 800, quando in seguito all’uccisione del tredicesimo doge di Venezia Pietro Tardonico, accolse le famiglie dei 200 servi a lui più fedeli per concessione del doge Orso I Partecipazio. L’isola crebbe nello sviluppo fino alla guerra di Chioggia, scoppiata nel 1379 fra le due repubbliche marinare di Genova e Venezia. Poveglia, per la sua posizione strategica, venne sfruttata come avamposto militare e tutti i civili che la abitavano furono “cortesemente invitati” ad abbandonarla, per lasciar posto ai vari armamenti (ancora oggi, fra i ruderi, è riconoscibile l’ottagono).Da allora, l’isola di Poveglia è rimasta pressoché inabitata e ha assolto alle funzioni più scomode e impressionanti.

Nel 1700, all’epoca della “morte nera” essa divenne un lazzaretto. La peste colpì duramente l’Europa e a Venezia, al fine di evitare la diffusione della malattia il magistrato della sanità dispose che tutti i corpi sarebbero dovuti essere condotti sull’isola di Poveglia per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Successivamente, il provvedimento si estese drammaticamente ai contagiati: Poveglia divenne l’isola della quarantena, dove individui ancora coscienti, a volte non ancora contaminati, venivano condotti a morire lontano da Venezia. Uomini, donne e bambini morirono lentamente, consumati dalla malattia. La testimonianza di questo strazio si trova nel terreno di Poveglia stessa, dove sotto placidi vigneti, vengono ancora oggi rinvenuti migliaia di corpi.
Nel corso degli anni intorno all’isola e ai sui suoi morti nacquero tante leggende, tutte legate a una sorta di essenza malevola di cui essa era ormai permea, radicata fin sotto terra. Ma la storia degli orrori non si era ancora conclusa: nel 1922 a Poveglia venne eretto uno strano edificio la cui funzione è ancora oggi dibattuta; qualcuno è arrivato perfino a negarne l’esistenza. Di che edificio si trattava?
Da alcuni archivi risulta che esso svolse la funzione di casa di riposo per anziani. Tuttavia i fatti e le testimonianze sembrano condurci ad una versione un tantino differente e cioè che l’edificio fosse una clinica per malati di mente. Tale ipotesi è oggi la più accreditata, supportata in maniera schiacciante delle rovine del luogo che urlano la loro verità. “reparto psichiatria” è ciò che troverete inciso sulle pareti all’ingresso.

Il manicomio venne poi smantellato nel 1946, ma gli anni in cui esso fu attivo furono i più ricchi di avvenimenti e avvistamenti inquietanti. Sembra infatti che i pazienti dell’ospedale fossero tormentati dalle anime dei morti di peste e che in quei periodi le richieste di trasferimento presso altri centri arrivassero numerosissime alla scrivania del direttivo.
Trattandosi di individui classificati come “malati di mente”, i loro racconti non vennero mai presi in seria considerazione e, anzi, funsero da pretesto per soddisfare i sadismi del direttore, che la leggenda ci descrive come un sadico lobotomizzatore.
I mezzi adoperati nel manicomio di Poveglia per la cura dei malati di mente sembra fossero atroci e primitivi, per le conoscenze di oggi. La prima lobotomia di cui si ha notizia venne effettuata in Svizzera nel 1890 dal dottor Sarles, che forò il cervello di sei pazienti ed estrasse parti del lobo frontale. È plausibile che in Italia, a Poveglia, questo dottore eseguisse le stesse pratiche sui suoi pazienti? E ancora, è davvero esistito un individuo simile? La leggenda si conclude con la sua morte: tormentato a sua volta dagli spiriti di Poveglia, come accaduto per i pazienti in cura, l’uomo impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Un’infermiera che aveva assistito all’accaduto raccontò che egli non morì con l’impatto col suolo, ma soffocato da una strana nebbiolina che si era propagata dal terreno fin dentro il suo corpo, lasciandolo esanime.

La storia è suggestiva ma sebbene ci siano evidenze concrete circa l’esistenza del manicomio, sul suo direttore, fanatico lobotomizzatore, non è trapelato molto. Fa comunque riflettere il fatto che negli archivi veneti il manicomio di Poveglia venga spacciato come una casa di riposo per anziani, come se la verità sul suo utilizzo di ospedale per malati di mente fosse da custodire segretamente.
L’abbandono del manicomio segna anche la fine della storia “ufficiale” dell’isola. Da allora essa è disabitata e i pochi visitatori che nel corso degli anni hanno deciso di esplorarla sono tornati indietro con testimonianze raggelanti di voci, lamenti e apparizioni di strane figure. Negli anni sessanta una famiglia benestante l’acquistò e vi si stabilì, per poi sbarazzarsene dopo qualche mese dall’acquisto, terrorizzata anch’essa dagli spiriti dei malati di peste (anche ritrovarsi una fosse comune in mezzo al vigneto non deve essere stata un’esperienza piacevole).

fonte-->http://enightmare.it/category/luoghi/page/10
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